Due o tre cose
13 novembre 2010Italian Stars Team: missione compiuta!
16 ottobre 2010I miei 3 giorni a Londra in 3 minuti
03 ottobre 2010Vigevano Run
18 settembre 2010

Diciassette buoni motivi
12 settembre 2010Cercasi esperto di HTML e CSS
11 settembre 2010

Allianz Arena & Upton Park
30 agosto 2010.jpg)
- San Siro di Milano
- Delle Alpi di Torino
- Olimpico di Torino
- Franchi di Firenze
- Tardini di Parma
- Dall'Ara di Bologna
- Camp Nou di Barcellona
- Montjuic di Barcellona
- Calderon di Madrid
- Allianz Arena di Monaco
Aria nuova. Vi piace?
25 agosto 2010Ho dato una rinfrescata al blog. Secondo me era ora. Lo vedevo lì, immobile, senza nuovi post ed ho deciso di dargli un taglio nuovo.
Magari arriverà anche qualche contenuto. Ho letto diversi libri interessanti di cui vorrei parlare. Ho visto qualche posto nuovo. Ho qualche idea in mente.
Ho quasi abbandonato la corsa, sto correndo pochissimo. Ma vorrei rimettermi un po' in pista.
In attesa di ripartire, ditemi un po' che ne pensate di questo cambiamento grafico...
Odio la corsa
13 giugno 2010Così parlò Josè Mourinho
29 maggio 2010In memoria di un gruppo di caproni
La fiera delle prime volte
06 maggio 2010
La prima volta di una gara in salita.
Cronaca di un crollo annunciato
18 aprile 2010
Mi scappa da ridere
08 aprile 2010Esistono due etiche diverse?
Com’è noto, sono tifoso del Toro, credo nel destino, ho il dente avvelenato con Roberto Bettega per cui mi è sommamente difficile spezzare una lancia a favore della Juve. La lancia la userei volentieri in altro modo, ma dopo aver letto il pezzo di Mario Sconcerti su Calciopoli mi sono venuti alcuni dubbi. Sostiene Sconcerti che i due designatori arbitrali, Bergamo e Pairetto, avevano il (brutto) vizio di parlare con tutte le società. Tutte? Ne siamo sicuri? Quando saranno rese pubbliche le intercettazioni, sarà possibile ricostruire la mappa di questi irrituali e poco sportivi colloqui.
Commentando la sentenza di condanna nei confronti della Juve (serie B, penalizzazione e perdita di due scudetti), il presidente della Corte federale Piero Sandulli usò parole molto importanti: «Nella nostra sentenza evidenziammo soprattutto cattive abitudini, mica illeciti classici. Si doveva far capire che quello che c’era nelle intercettazioni non si fa. È stata una condanna etica». L’unico dubbio di illecito sportivo riguardava infatti la partita Lecce-Parma. Condanna etica, appunto. Che in campo sportivo ci sta tutta, perché la giustizia si fonda sul concetto di lealtà sportiva e per comminare una pena basta il cosiddetto «legittimo convincimento». Dalle nuove intercettazioni si evince che la cattiva abitudine di parlare con gli arbitri non era un’esclusiva bianconera. Basta sentire il tono mellifluo, confidenziale, connivente di Paolo Bergamo con Leonardo Meani per rendersi conto che le partite avevano spiacevoli retroscena. La tesi di Luciano Moggi è la stessa dei difensori di Tangentopoli: così facevano tutti e quindi se tutti sono disonesti nessuno è disonesto. Come minimo, alla Juve devono essere restituiti i due scudetti.
La tesi di Sconcerti è che a parlare con i designatori fossero molti presidenti, «che nessuno aveva l’eleganza di tacere e che si andava al galoppo verso un’aria di disonestà diffusa». La Juve, però, avrebbe parlato più di altri cercando di influenzare le partite. Tant’è vero che la dirigenza patteggiò pubblicamente la sua condanna («per osservanza delle regole» ha precisato ieri John Elkann). La mia domanda è: lo scopo delle telefonate degli altri tesserati era diverso? Parlavano di belle donne, di vestiti e di auto? Non so se i presidenti di Atalanta, Siena, Udinese o di qualche altra squadra «minore» avessero l’abitudine di chiamare Bergamo. Se sì, allora dobbiamo prendere atto, con molta preoccupazione, delle diffuse «cattive abitudini». Se no, la condanna etica è indulgente nei confronti di qualcuno e la Juve, perché la giustizia «non abbia due pesi e due misure», fa bene a chiedere «parità di trattamento per tutti».
(tratto da www.corriere.it)
Mario Biondi a sorpresa
31 marzo 2010Capita che sei a pranzo e ti dicono che la sera stessa vanno al concerto di Mario Biondi a teatro. Tu rispondi "peccato non averlo saputo, sarei venuto volentieri". E per caso, un giro di telefonate, spunta un biglietto.
Ma quanto è di un altro pianeta?
22 marzo 2010Maratona di Barcellona: storia e video
14 marzo 20104:12:34
07 marzo 2010Emozionante entusiasmante inimmaginabile pazzesco imprevedibile indescrivibile.
L'obiettivo era finalmente correre una intera maratona.
Sotto le 4 ore e mezzo sarebbe stato perfetto. Mai avrei pensato di arrivare al traguardo con quel tempo, senza mai smettere anche per un solo passo di correre.
Questa è stata una magia della mia seconda città. E sì, beh, ci ho messo anche un po del mio... :-)
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Indovina indovinello

Cosa annuncerà Daniele stasera in diretta mondiale?
(prego astenersi quei due o tre che lo sanno) :-)
Tempone alla Verona Half Marathon
22 febbraio 2010Qualcosa bolle in pentola. State sintonizzati…
Fantastico Blogpoint, super i Blogtrotters, encomiabili gli Yogi’s Personal Pacers che, con Yogi stesso, sono stati una piacevole (ed indispensabile nel finale) compagnia in corsa!
L’ingresso nell’Arena con la musica ed il tappeto sotto i piedi è stato da brividi!
C'è qualcosa di meglio?
01 febbraio 2010Istanbul
28 gennaio 2010












Sullo schifo di questi giorni
21 gennaio 2010Ciao Beppe,ti scrivo perche io e i miei amici nei nostri giri in Africa, ci siamo capitati ad Hammamet, e abbiamo visto la tomba dove, come tutti sanno, il famoso Bettino nazionale riposa in pace.
Caro Roberto,il 31 dicembre scorso, nella mia rubrica sul "Corriere", ho assegnato il premio "Anche no" a Letizia Moratti, sindaco di Milano, "per aver deciso di intitolare una via o un giardino a Bettino Craxi. Scusi, ma non è stato condannato in nome del popolo italiano?".
Tratto da Italians
Che tempi... Ve li ricordate?
08 gennaio 2010C'era una volta un paese, il tuo, in cui tutto era in bianco e nero. C'era una volta un paese in cui i bambini come te, malati di calcio, aspettavano le sette di sera per vedere una partita in televisione. Che dico, non una partita, un tempo, uno solo. E non sapevano che tempo e che partita degli invisibili potenti avrebbero scelto seguendo imperscrutabili logiche e sofisticati equilibri. Allora, fai uno sforzo gigantesco di immaginazione, i più, come dite voi ora?, "fomentati" vivevano una domenica da reclusi. L'obiettivo era non sapere il risultato degli incontri prima delle sette, per poter vivere in tv l'emozione di quella rifrittura come fosse un pasto appena cucinato. Non si poteva uscire, non si rispondeva al telefono e, soprattutto, si teneva la radio spenta. Perché c'era " Tutto il calcio minuto per minuto".
Provo a spiegarti. Cominciando dal più difficile. Infatti anche quel programma cominciava nel secondo tempo . Si pensava che se gli appassionati fossero stati collegati dal primo minuto non sarebbero più andati allo stadio. Collegati alla radio, non con gli occhi di trentasei telecamere. C'era l'idea che si dovesse proteggere la percezione personale, diretta, fisica delle cose della vita. Non la loro diffusione universale, mediata e attenuata dal racconto e dalla selezione compiuta da registi o giornalisti. E così quegli uomini fortunati che si trovavano- nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto-a lavorare raccontando calcio erano gli occhi di milioni di italiani. Le loro voci erano un pezzo della vita di tutti. Come i loro cognomi: Bortoluzzi, Ameri, Ciotti, Luzzi, Provenzali. Erano dei grandi giornalisti, dei professionisti che sapevano, con le loro parole, raccontarti qualcosa di irraccontabile. Si può descrivere un quadro? Si può far immaginare un tramonto? Loro guardavano le gambe piccole e nervose di Sivori, la falcata potente di Gigi Riva, la tenace e minuta robustezza di Giacomino Losi e traducevano quelle immagini in parole. Lo facevano immediatamente, senza la possibilità di cancellare e riscrivere. Lo facevano senza che le immagini svolgessero la funzione di fornire il tappeto di base delle conoscenze. Dovevano far sapere cosa stava accadendo e dovevano fornire una emozione. La voce era una tavolozza, i toni erano i colori, le parole le pennellate. Vedi, noi, alla tua età, quando non ce la facevamo ad aspettare le sette di sera eravamo appesi a quelle voci. E ascoltavamo le cronache delle partite dai campi che ci interessavano di meno, sperando sempre che un rumore di folla e poi una voce interrompessero chi stava parlando per fornire l'aggiornamento che aspettavamo ." Scusa Ameri" era l'anticamera di una gioia o di una rabbia tremende. I transistor, che cominciarono a diffondersi poco dopo l'inizio della trasmissione, consentivano che si potesse di domenica vedere gente che improvvisamente si abbracciava per strada o si metteva a ballare. Io ricordo di aver osservato una volta un tifoso deluso abbandonare una piccola radio sulle scale di una chiesa e andare via, forse smadonnando.
I radiocronisti erano dei tipi abbastanza eccezionali, un po' reporter e un po' poeti. Dovevano unire il fiuto della notizia con la capacità di darle forma e intensità emotiva. Erano gente veloce, in un tempo lento. Erano dove noi avremmo voluto essere. Erano in missione per conto nostro. Non avevano volti, nonostante fossero popolari come pochi. Per decenni nessuno ha mai visto il viso di Enrico Ameri e solo la Domenica Sportiva ha fatto più tardi conoscere a chi appartenesse quella voce da basso, arrochita da milioni di sigarette " Nazionali", che era la firma di Sandro Ciotti.
Molti di loro cominciarono con mio padre, nella mitica redazione "Radiocronache" che costituiva l'occhio sul mondo degli italiani, prima che arrivassero le telecamere. Era una squadra di persone selezionata su basi esclusivamente professionali. O eri bravo o a casa. Non potevi mandare un imbecille raccomandato a raccontare l'alluvione del Polesine. Quelle voci non erano una su mille. Erano la storia in diretta, erano in permanente esclusiva. I giornali sarebbero usciti il giorno dopo. Una parola sbagliata poteva fare catastrofi. Raccontavano cronaca e sport, eventi tragici e Olimpiadi. Erano un gruppo di ragazzi , neanche trentenni, che avevano una gigantesca responsabilità sulle spalle. Fu, evidentemente, una scuola importante che cementò tra loro un legame e una amicizia profonda. Sergio Zavoli fu scoperto per le cronache delle partite che faceva nella sua Rimini, cronache che non andavano in onda e venivano trasmesse con le amplificazioni sulla piazza. E così altri. Erano gente speciale. Con una grande motivazione. Io li ricordo nelle foto. Una li ritrae attorno al tavolo di mio padre, un gruppo di ragazzi sorridenti. Un'altra li ferma al giro di Francia con addosso delle tute con la scritta, tutta minuscola, rai. A quell'azienda erano legati da un rapporto di sangue. Se posso dire mi sembra di ritrovare qualcosa di simile oggi nei ragazzi che fanno lo sport a Sky. Almeno sembra così e lì, da Caressa a Marianella a Flavio Tranquillo e tanti altri si è affermato uno stile e un linguaggio del tutto nuovo della cronaca televisiva.
"Se la squadra del vostro cuore ha vinto brindate con Stock, se ha perso consolatevi con Stock". Era una delle prime forme di sponsorizzazione, quando ancora le magliette dei giocatori erano immacolate e aveva fatto un gran discutere la decisione del Torino di stampare una ambigua T maiuscola sul petto. La casacca di Valentino Mazzola profanata con la pubblicità del cioccolato Talmone, che volgarità. Per anni gli ascoltatori di " Tutto il calcio minuto per minuto" si sono chiesti cosa dovessero fare con Stock in caso di pareggio, assai diffuso ai tempi del " catenaccio". Dopo un paio di decenni, la nota ditta di liquori, non insensibile al grido di dolore che saliva dal popolo, aggiunse " se ha pareggiato, sempre Stock". Non originalissimo, ma conclusivo.
Insomma, spero di essere riuscito a farti capire che cosa è stato di meraviglioso "Tutto il calcio minuto per minuto" . Mentre parlavo non hai mai staccato gli occhi dalla piattaforma Wii e dallo schermo Led sul quale compare, nel gioco Pes, il volto perfettamente riprodotto di Totti e tu lo puoi muovere e farti le tue squadre, le tue partite, i tuoi tornei. Che poi vedi in televisione.
Mi guardi strano. Hai ragione tu . Però fammi vendicare in silenzio dei privilegi della tua stagione satolla. Credimi, non puoi immaginare che cosa era l'emozione, abituati ai bianco e nero delle diciannove e alle voci concitate di quei grandi giornalisti, quando si usciva, come in un film di Woody Allen, dal bianco e nero. Se tu mi guardassi, invece di muovere il joystick per far segnare Drogba, vedresti degli occhi lucidi. Sto pensando ad un momento, uno preciso. Quando da bambino andavo allo stadio e salivo gli ultimi gradini prima di affacciarmi alla visione del verde meraviglioso del campo e dell'arcobaleno infinito degli spalti. Quella era la vita a colori e , credimi, non aveva nulla da invidiare al tuo prato elettronico. Ti invidio, ma con nostalgia.
Walter Veltroni (da Repubblica.it)