Carlos Ruiz Zafon: Il gioco dell'angelo
08 gennaio 2009Non c'è niente da fare, la capacità narrativa, lo stile, le descrizioni di Zafon mi rapiscono. Anche stavolta si è preso 3 giorni della mia vita e l'ha portata in un mondo oscuro, in una Barcellona fatta di vicoli e di colori tenui ma attraenti. Di personaggi che impari strada facendo a conoscere e che non vorresti abbandonare.
Mi ha riportato nel Cimitero dei Libri Dimenticati ("dove i libri che nessuno più ricorda, i libri che si sono perduti nel tempo, vivono per sempre, in attesa di arrivare tra le mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito") e mi ha parlato ancora di libri ("ogni libro ha un'anima. L'anima di chi l'ha scritto e di quelli che l'hanno letto, vissuto e sognato"), della forza dirompente della scrittura. Mi ha descritto situazioni, storie, atmosfere che talvolta si incrociano con L'ombra del vento creando un piacevole filo di collegamento.
Sa evocare immagini, sensazioni, emozioni. Ha una carica narrativa travolgente, sa attrarre. Questo libro, è naturale, non poteva eguagliare L'ombra del vento, che sicuramente è altra cosa e rimane molto superiore, ma anche Il gioco dell'angelo mi sento di consigliarlo. Mi sento di consigliare di perdersi fra le pagine di Zafon in una storia irreale, inverosimile, onirica. 676 pagine divorate in 3 giorni e non un solo minuto ritenuto sprecato.
Non sarà alta letteratura, sarà accattivante nei confronti del lettore, sarà scontato e talvolta persino prevedibile ma Zafon ha una capacità rara: quella di catapultare chi tiene in mano quelle pagine perfettamente dentro i meccanismi delle storie facendogli vivere in prima persona emozioni ed atmosfere. Rende il libro vivo. E sprigiona un enorme amore per i libri stessi.
"L'invidia è la religione dei mediocri. Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato. Fortunato colui al quale latrano i cretini, perchè la sua anima non apparterrà mai a loro."
L'ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon
13 gennaio 2007
Il miglior libro del 2006:
una piacevolissima lettura, ambientata in una struggente Barcellona, che mi ha lasciato incantato.
E quindi...
Il giorno dopo aver finito "L'ombra del vento" ho fatto una cosa che non avevo mai fatto prima. Ho sentito la voglia di consigliarlo a tutti i miei amici. E quindi ho scritto la mail che riporto qua sotto:
Ho letto un libro bellissimo, incantevole, struggente… mi va tanto di fare un po’ di “promozione letteraria” e quindi ve lo consiglio vivamente.. uno dei protagonisti si chiama Daniel ed il tutto è ambientato a Barcellona… queste due coincidenze mi avranno tratto in inganno? Credo di no… l’ho divorato in pochi giorni perché davvero sentivo crescere la voglia di seguirne le vicende… vi riporto sotto anche una bella recensione che ho trovato in internet… questa è l’occasione anche per mandarvi un grandissimo saluto!!! Ciao!
Un passo del libro:
"Mi abbandonai a quell'incantesimo fino a quando la brezza dell'alba lambì i vetri della finestra e i miei occhi affaticati si posarono sull'ultima pagina. Solo allora mi sdraiai sul letto, il libro appoggiato sul petto, e ascoltai i suoni della città addormentata posarsi sui tetti screziati di porpora. Il sonno e la stanchezza bussavano alla porta, ma io resistetti. Non volevo abbandonare la magia di quella storia né, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti. Un giorno sentii dire a un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli il cuore. L'eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale - non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo - prima o poi faremo ritorno."
Recensione trovata in internet:
allora.
ultimamente mi capita di imbattermi in libri strani.
questo forse ne è il principe.
un romanzo incredibile
bello e struggente.
magnetico
un gioco di scatole cinesi o di bambole russe
con storie che si incastrano l'una nell'altra
epoche e personaggi e ruoli che si confondono
destini che si intrecciano e si allontanano mai veramente.
le prime pagine del libro
sembrano appartenere ad un romanzo per fanciulli
uno di quei romanzi che si leggono da giovanissimi
ed in cui la scoperta di un tesoro o di un segreto (in questo caso un libro)
cambia il corso delle cose
e la vita del giovane protagonista.
questi attraverso una recherche testarda ed incredibile abbandonerà
l'infanzia e l'innocenza per giungere alle soglie della vita adulta
affrontando dolore e terrore, amore e perdita.
Daniel, il giovane protagonista di queste prime pagine, orfano di
madre, vive con il padre libraio nell'assenza e nel ricordo della
mamma in una Barcellona del 1945 franchista e ferita. la rivelazione
dell'esistenza del Cimitero dei Libri Dimenticati e la scoperta de
"L'ombra del vento" e del suo maledetto autore aprirà a Daniel il
labirinto di nuove strade, fornità al ragazzino le chiavi di
immaginabili porte. e questo inizio da libro fanciullesco
nasconde l'esca per una
anzi più storie
gotiche e macabre in cui la Vita e la Morte ,
Eros e Thanatos,
il passato ed il presente si contendono la scena.
le chiavi di lettura sono molteplici.
i tesori pure.
le coincidenze a volte irritanti
si risolvono in colpi di scena spesso ingenui ma ben orchestrati.
seguiamo la vita di Daniel per anni
all'ombra del fascino del libro e del suo autore, Julian Carax, ne
guardiamo i passi spiegarsi tra le vie e le ramblas di una città
notturna e spettrale o luminosa e mediterranea. ne spiamo la
trasformazione in giovane uomo e a volte ci perdiamo dietro a finte
piste, tranelli che l'autore semina per distrarre l'attenzione dalla
recherche.
alla fine resta l'inquietudine di una storia di fantasmi,
di odi, di famiglie distrutte, di destini al macero.
il finale che vola leggero
non toglie di dosso la sensazione che l'oblio non è mai a portata di
mano, che il surrealismo dei ricordi torna sempre ad influenzare il
ciclo delle esistenze. la speranza, la determinazione che
alla fine delle notti insonni
l'alba spazzerà i demoni anima ogni pagina ed ogni carattere.
in un modo o nell'altro emerge sempre un attaccamento alla vita.
donne fatali e bellissime,
giovanotti dal futuro radioso ed illusorio,
storie di amicizia profanata,
epoche contigue ma lontane anni luce nell'era del boom innovativo della
tecnologia,
il passaggio per le strade di una barcellona art nouveau e una parigi
bohémienne
fanno di questo libro un baule senza fondo o almeno con un doppio fondo.
un baule da illusionista.
rimangono la sensazione che la trama investigativa sia solo una scusa,
il cui meccaniscmo a volte pecca veramente di ingenuità,
per dipingere quadri di sensazioni,
atmosfere da film anni quaranta..
ah dimenticavo
è un libro che parla di libri, di librerie,
di scrittori ed editori,
di falò e del potere delle parole.
ma soprattutto di lettori.
non ci si può non innamorare di Daniel.
..
o di Julian.
ne consiglio al lettura. vivamente.
ma non cercatevi un giallo o un noir
(anche se potrebbe essere entrambi)
cercate il senso.
uno, se non tanti, ne scoverete sicuramente.
ps: contiene chicche di saggezza incredibile
ed il personaggio assolutamente imperdibile di Fermin ne è un pozzo
senza fine.
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